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Salvatore Striano, ex camorrista, riscrive “La tempesta” di Shakespeare

Ospitiamo Salvatore Striano, detto Sasà, che ha presentato da noi il suo libro “La Tempesta di Sasà” (Chiarelettere, 16 euro). Sasà racconta in questa sua autobiografia di come sia passato dallo spacciare cocaina e rubare i rolex nei quartieri spagnoli di Napoli, al carcere a Madrid e poi a Rebibbia, e alla redenzione e al pentimento attraverso la letteratura e il teatro. Uscito dal carcere ha lavorato con Matteo Garrone, Abel Ferrara, i fratelli Taviani.

Sasà non ha peli sulla lingua e ci dice che cosa pensa di alcuni “temi caldi”. La camorra c’è perché non c’è lo stato. La serie tv Gomorra è diseducativa perché non è reale. Saviano è uno che “pubblica a gettone, denuncia il cancro senza dare la chemio, la medicina”. “Non ha bisogno della scorta”. Gli avvocati dei mafiosi vengono pagati con i soldi “sporchi”. Ci racconta: “Io il mio avvocato l’ho pagato coi soldi dei rolex rubati”.

(“La tempesta” è l’ultima opera di Shakespeare)

Ecco l’intervista:

 

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