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Scanzi contro Cruciani: “Il suo dramma è doverla sparare grossa per finire su Dagospia”

L’articolo lo trovate su Il fatto di del 17 dicembre.

Ogni mattina, a Milano, Giuseppe Cruciani si sveglia e sa che dovrà spararla sempre più grossa o non finirà su Dagospia. Lo ascolti su Radio24, all’ora in cui gli automobilisti arrivano al casello di Carisio e vogliono ridere, e percepisci il suo dramma. Dirgli che è volgare, oltre a lusingarlo, è cosa assai banale. Cruciani è il primo a marciarci. La vera cifra di Cruciani, ciò che lo caratterizza e lo macera, è il desiderio smodato di avere non tanto una notizia, ma il virgolettato esagerato attinto da qualcuno. Costi quel che costi. Passano i minuti e nessun ospite ha detto una cazzata sufficientemente grossa? È la tragedia. Cruciani, querulo ma inconsolabile, è lì che pensa con sgomento: “Se continua così Dago non mi riprende”, “Che mi invento per finire sul Fatto?”,

CORAGGIO SPARA!

Passano i minuti e nessun ospite ha detto una cazzata sufficientemente grossa? È la tragedia

Come faccio se Facci non mi impazzisce?”. Probabilmente, per affogare la frustrazione, in quei momenti Cruciani picchia David Parenzo, e magari Parenzo ci sta pure, perché lui nella coppia è il bravo punching-ball di sinistra ma non troppo. L’amico deriso e disgregato, come il fratello figlio unico di Rino Gaetano.

Chi critica Cruciani perché è antipatico – e gli piace tantissimo esserlo – ne sottovaluta il talento. In tivù soffre, in radio si esalta. Ha i tempi giusti, la voce giusta, la prontezza giusta. Solo che è vittima non tanto del suo ruolo, ottimamente fotografato da Andrea Perroni su Radio 2 Social Club, quanto della fregola di poter poi dire a fine puntata: “Visto? Anche stavolta Salvini l’ho fatto sbroccare, ha pure detto che Renzi è un infame”. Lui si eccita (anche) così.

Le puntate de La Zanzara seguono un plot consolidato. A Cruciani non frega nulla della politica: da buon ex radicale è un trasformista dichiarato che pilucca di qua e di là in base al proprio tornaconto. Una sorta di Capezzone, però bravo e consapevole. Cruciani ha un unico obiettivo: portare chi parla con lui a dire una frase che, subito dopo averla pronunciata, l’ospite non ridirebbe mai. Neanche sotto tortura. Ma non è facile, perché se Salvini non aspetta altro, molti altri sono più guardinghi e timorosi. Addirittura politicamente corretti, che è per Cruciani la colpa più grave. Qualcosa di inaccettabile e anzi empio. Se gli racconti che hai appena sgozzato tre cani si esalta (“Ecco, questo è interessante”), ma se ti azzardi a dire “Non bisogna essere islamofobi” lui sbotta subito (“Che palle”, “Che banalità”, “Come sei noioso”). Cruciani è sadico, va di fretta e non ama le convenzioni: la sola frase “Ciao Giuseppe” lo esaspera.

Quando si annoia, cioè quasi sempre, parte con il mugugno monosillabico: “Seee” (vuol dire “sì”), “Uhm” (vuol dire “sto per attaccarti in faccia”). Cruciani è poi maestro nell’escalation ad minchiam. Se uno dice “Con mia moglie ho litigato”, parte con “Quindi volevi ammazzarla e poi eviscerarla?”. E se un altro afferma “Non mi convince questo decreto”, riassume così: “Quindi tu vuoi morto Renzi, vero? Di’ la verità: tu vuoi che Renzi crepi perché è un cretino. Dillo. Non c’è niente di male, va benissimo”. E mentre Cruciani si immagina già l’apertura su Dagospia, l’altro balbetta: “Veramente io volevo solo dire che…”. Assai sobria la reazione crucianica: “Sì, va be’, mi hai rotto i coglioni. Ciao”. Quando non ci sono Buonanno da spremere e nessun Barca è caduto in uno scherzo, Cruciani si arrabatta come può. Esempio: gli animalisti dicono che mangiare il coniglio è crudele. Lui, gasatissimo, si presenta in redazione con un coniglio morto, lo fa cucinare e lo mangia in diretta. Poi, eccitato per la provocazione (che è per lui la migliore delle masturbazioni), gioca al martire. Dà la parola a qualche carnivoro invasato. Sfotte “la vegana che dorme con la gallina”. E telefona a uno che l’ha insultato sui social, convinto di dominarlo con agio. Capita però talvolta che l’insultatore, animalista e fresco di un “Cruciani va bruciato” su Facebook, si riveli al telefono più scaltro di lui. E Cruciani ci rimane male, perché perdere non gli piace. Poi però riparte, orgogliosamente amorale e parrebbe anaffettivo. E nel ripartire preme l’altro grande pulsante crucianico: il sesso. Cruciani adora passare per playboy, ripete trenta volte a puntata che lui va “con le puttane” e spera sempre che un’ascoltatrice lo chiami per raccontargli che lei si masturba tantissimo.

È la gioia suprema crucianica: “Bè qua siamo al top, vero Parenzo?”. E qui Parenzo fa ogni volta la parte del bigotto più bacchettone della Binetti, roba che a sentirlo scandalizzarsi di tutto vien voglia non solo di dar ragione a Cruciani, ma pure di concedersi una sessione di sei ore su Pornhub. Intanto Cruciani è tornato incontenibile. Racconta nei dettagli la storia avvincentissima di una pornostar che non può fare l’amore perché ha problemi alla vagina (“Capito Parenzo? Una pornostar che non può sco-pa-re. Questo è molto interessante”). Difende i diritti degli omosessuali (“Sì insomma i froci, capito Parenzo?”). Lascia intendere di amare ogni perversione, perché lui è uomo di mondo (e comunque, almeno in radio, in confronto a Parenzo anche Orfini sembrerebbe Schicchi). Si dilunga con un ascoltatore fidanzato con una escort (“Cosa pensi quando lei si fa sbattere da un ciccione sudato e schifoso, sbam sbam sbam?”). E parla un’ora e mezzo di come una volta abbia contratto “l’epididimite, cioè l’orchite, insomma mi si era ingrossato un testicolo come un melone, capito Parenzo?”. E Parenzo ha capito. Ha capito benissimo. Ma avrebbe preferito il contrario.

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